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Sovrasensibile è un progetto sviluppato in un anno di ricerca e approfondimenti sulle avanguardie dei primi del Novecento, passando per Malevich, Mondrian e in fine Kandinsky, un’evoluzione indispensabile della mia passione per la musica di Schonberg, Cage e Stockhausen, autori, per citarne alcuni, che mi hanno portato ad appassionarmi inevitabilmente a quel periodo artistico in tutte le sue sfaccettature, indirizzandomi verso il mondo dell'astrattismo. Tali ascolti hanno portato la mia immaginazione ad essere stimolata in maniera completamente diversa da come era accaduto prima, proiettandomi in spazi della mente ancora non esplorati, creando delle immagini fervide e quasi tangibili che sentivo essere legate fortemente all’immaginario dei primi astrattisti e a tutte le relative correnti sviluppatesi successivamente.

Queste influenze mi hanno spinto, fin da quel momento, a cercare l'astratto nel reale in una “ri-cerca” di pattern e forme irregolari che ho sempre associato alla dimensione sonora e musicale.




Mi sono reso conto che per poter esprimere questa dimensione non potevo essere l’unico autore, l’unico soggetto operante: c’era bisogno di qualcosa di inatteso, inaspettato, di controllabile – questo sì – ma non decidibile, ed ecco che finalmente, elaborando gli scatti fatti durante il 2017, sono riuscito ad interpretare tali approssimazioni della realtà in una chiave ancora più complessa, facendo glitchare Photoshop e portandolo a ricreare in automatico parti dell'immagine, compiendo quindi un errore digitale non gestibile così da poter perdere quel poco contatto col reale che le immagini avevano. Distorcendo la rappresentazione del reale con un metodo specifico ed una logica determinata e solida, sono riuscito a creare un nuovo immaginario, stabilendo una nuova connessione tra l’oggettività e l'irrappresentabile, connessione che, finalmente, riusciva a soddisfarmi a pieno.

Com’è possibile, però, osservare qualcosa se non abbiamo gli occhi adatti per poter vedere? Com’è possibile sintonizzarsi in quel campo di deboli e sfuggenti frequenze, se non abbiamo uno stimolo che ci spinge a farlo?

Ciò che mi mancava era un medium, una leva emotiva e mentale per rendere fruibile l’esperienza e non limitarla a me soltanto; la stavo cercando ovunque quando mi sono reso conto che la risposta era lì, sussurrata ogni giorno nelle mie orecchie, in linguaggi diversi, con una potenza espressiva senza eguali, un insieme di vibrazioni sonore e fisiche che si mescolano perfettamente, la risposta era lì: la musica.

Non a caso, proprio in quel periodo mi ero circondato di artisti e musicisti intenti a sperimentare in un mondo di suoni e rotture logiche ignorate dal resto dell’ambiente musicale, di veri e propri pionieri nell’universo della nostra sensibilità ai suoni e alle loro armonie e disarmonie logiche, metriche e melodiche - la risposta era lì – e, a questo punto, non mi restava che combinare i miei contatti e la mia esperienza per poter dare vita a X interpretazioni non mediate di X distorsioni, ognuna di esse fatta da artisti provenienti da background diversi e distanti, con l’unico vincolo di riuscire a rendere irriconoscibile il riconoscibile e con l’obiettivo di esprimere una realtà sottile celata nelle luci e nelle ombre di un’approssimazione talmente violentata e deturpata da spostarsi in secondo piano, nascosta, inafferrabile.

Osservare il mondo attraverso quelle vibrazioni che si possono sentire e vedere, decontestualizzare quel mondo, guardarlo in maniera distaccata e concepirlo nuovamente nel tentativo di esprimere ciò che percepiamo e traduciamo inconsciamente, senza interrogarci su cosa significa davvero: ecco che cos’è Sovrasensibile.

Attraverso la musica, alienante e astratta, ho cercato di avventurarmi in mondi fluttuanti e inafferrabili, geometrie, forme irregolari e glitch digitali così affascinanti e intriganti che ho sentito il bisogno di portarli fuori, condividerli.



Sovrasensibile